Lino Di Vinci – Oltremare – Video


CATEGORIA ARTISTICA

Installazioni

AUTORE

Lino Di Vinci

SPAZIO ESPOSITIVO

Palazzo Ducale – Torre Grimaldina – Genova

VIDEO

Studio LightBOX e il regista Aleksandr Balagura hanno realizzato due video, nell’ambito della VI edizione di Segrete, e singoli showreel dedicati a ciascun autore della Collettiva, quali contributo alla documentazione della mostra.
Conservando piena obbiettività dell’evento, dove lo spazio espositivo riveste esso stesso un ruolo centrale e fortemente simbolico, risolutivo per le opere esposte; i video realizzati sottolineano il legame essenziale fra memoria, appartenenza collettiva e libera creatività; con il quale ciascun autore, consapevolmente, si confronta ed esprime il proprio pensiero, critico e creativo.

Lino di Vinci – Oltremare – Video-Installazione, 2014

Documentazione fotografica: Luigi Arcangeli, studio LightBOX, 2014
Riprese video: Aleksandr Balagura e Luigi Arcangeli, studio LightBOX, 2014
Montaggio video “Segrete TRACCE di MEMORIA”: Aleksandr Balagura, 2014
Editing video ShowReel “Lino di Vinci – Oltremare”: Barbara Sagripanti, studio LightBOX, 2016

Oltremare – Lino Di Vinci

APPROFONDIMENTI

Nella suggestiva video-istallazione di Lino Di Vinci, pittore e designer e che predilige ricerche e studi sul concetto di luce, e per il quale nei suoi lavori è fondamentale l’armonia tra colore, gesto calligrafico e disegno, il visitatore viene sfidato ad entrare nel mondo del perpetuo blu, del respiro del mare. Il mare come metafora di libertà ed illusione, sempre pronte a stimolare la fantasia dell’uomo, in contrapposizione al destino o fato della prigionia, in una persecuzione totale, infinita, senza limiti.. Il blu è un colore che l’artista utilizza spesso nei suoi lavori, elemento di eternità, di tempo immobile, e da questo contrasto irresistibile e insostenibile nasce consapevolezza del supplizio del Shoah, delle persecuzioni subite dal popolo ebreo. Il mare qui riprodotto è però volutamente un mare solitario, senza vite umane che lo attraversano. e appena sopra scorgiamo un cielo bianco, opaco su cui si intravedono segni, scritte interrotte, abbozzi di figure, tracce di uomini che hanno vissuto la prigionia, riflesso delle loro angosce e dei loro pensieri malsani per il presentimento della loro fine. Infine osservando attentamente la risacca dell’ombra che ripetutamente sale, si rompe e si ritira, ci avviciniamo forse al sentimento del trascorrere del tempo, che non è mai uguale a se stesso nelle diverse condizioni di vita e di esperienze che ciascun di noi può vivere. L’acqua che è sorgente di vita e dispensatrice di gioie e di speranze, allora può trasformarsi in forza ceca del destino, tempesta e veicolo di morte. e allora solo così forse riusciamo a comprendere il pensiero di Imre Kertész nel suo “Essere senza destino” 1975, Lucida e poetica testimoniata della sua esperienza nei lager nazisti, quanto afferma ” perché questo repentino cambiamento dell’animo, perché questa riluttanza, questo rifiuti di voler comprendere: se esiste un destino, allora la libertà non è possibile; se però la libertà esiste, allora non esiste un destino, il che significa che noi stessi siamo il destino…”

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